13/04/2010
Enrica Vinante: 40 anni di arte tra evoluzione e conservazione
di Genny Tartarotti
40 anni di lavoro e una sola parola per descriverli: “intensi”. È così che Enrica Vinante li definisce e non potrebbe essere altrimenti se si considera che alla sua attività lavorativa ha sempre affiancato un costante impegno per la parità di genere. Perché Enrica è una restauratrice meticolosa, formatasi a Bologna nel laboratorio di Ottorino Nonfarmale, uno dei più grandi restauratori italiani, ma prima ancora è una donna. Una donna cresciuta negli Anni ‘70, quando il dibattito culturale e sociale cominciava a scuotere le coscienze, portando all’attenzione temi fino ad allora trascurati come l’autodeterminazione e la parità sul lavoro.
Il Ruolo dell’Associazione Artigiani Confartigianato Trentino
Sono entrata in Associazione Artigiani nel 1986, appena ho aperto il mio laboratorio – Enrica Vinante – che oggi si trova in Bolghera a Trento, e nel 1994 ho contribuito a costituire la ‘Categoria Restauratori’. All’epoca c’erano circa 60 aziende. Piccole. Per la maggior parte individuali e femminili. Poche sono riuscite a strutturarsi e soprattutto tra quelle femminili molte sono state assorbite dalle grandi imprese edili.
E anche Enrica stava per condividere lo stesso destino.
Quando ho scoperto di aspettare una figlia – confessa – se non fosse stato per mio marito, Andrea Nadalini, che è entrato in azienda con me, sarei stata costretta a sospendere l’attività. Ho avuto la fortuna di essere sostenuta e così ho voluto impegnarmi per sostenere a mia volta altre giovani donne.
In questo, racconta, l’Associazione ha avuto un ruolo importante, non solo perché le ha dato un punto di riferimento, ma anche perché le ha permesso di portare avanti il suo impegno per la parità di genere. Alla fine degli Anni ’90 è tra le fondatrici del Movimento Donne Impresa, di cui attualmente è vicepresidente, rappresenta l’Associazione Artigiani nel C.I.F. (Comitato Imprenditoria Femminile della CCIATA) e sempre per gli Artigiani fa parte dei delegati comunali del Territorio della Valle dell’Adige. Inoltre è per il secondo mandato componente della Commissione Provinciale per le Pari Opportunità, membro del Consiglio delle Donne del Comune di Trento e del Tavolo Permanente per l’Occupazione Femminile.
Un particolare della pala d’altare di Bernardo Strozzi proveniente dalla chiesa di Tiarno di Sopra, restaurata per conto del MART di Rovereto nel 2019.
Il cambiamento come evoluzione
Evoluzione del restauro di un piccolo dipinto su tela, dalla fase inziale alla restituzione finale.
Un impegno molteplice e costante, volto a promuovere un cambiamento che sia vera evoluzione. Un po’ come avviene nel restauro. Perché restaurare non significa cancellare o modificare, ma valorizzare, e, allo stesso modo, cambiare non significa stravolgere, ma evolvere.
Nella vita professionale – afferma – ancora oggi le donne, salvo poche eccezioni, incontrano maggiori difficoltà nel vedere pienamente riconosciute le proprie competenze. Ma il lavoro femminile non significa solo soddisfazione, ma anche maggiore equilibrio nella coppia e autonomia economica che, in alcuni casi, può rappresentare un antidoto alla violenza. Per questo è fondamentale continuare a promuovere un cambiamento culturale.
E per Enrica questa dedizione va ben oltre le dichiarazioni di principio: in 40 anni ha assunto numerose collaboratrici, offrendo loro la possibilità di costruirsi una carriera conciliando lavoro e famiglia.
Non è facile – ammette – . Ci sono stati momenti difficili. Come durante il restauro dell’interno di Santa Maria Maggiore a Trento, quando mi sono trovata con due collaboratrici in maternità proprio mentre entrava in vigore la normativa che consentiva di lavorare solo a restauratori certificati dal MiBACT. Ho dovuto cercare professionisti nel veronese.
Difficoltà che però non hanno mai fermato il suo percorso. “Si supera tutto”, sostiene. E i numeri lo confermano. In quarant’anni le maternità sono state 15. Come il restauro riporta alla luce la bellezza nascosta, nella vita Enrica vuole portare al pieno riconoscimento le potenzialità e capacità femminili.
Con il Movimento Donne Impresa abbiamo tracciato un percorso, ma molto resta ancora da fare. Al momento stiamo lavorando con la Camera di Commercio di Trento affinché alle lavoratrici autonome venga riconosciuta la maternità come alle lavoratrici dipendenti. Se ci fossero più tutele, il lavoro in proprio sarebbe più appetibile.
Sì, perché fare un lavoro che piace è tutta un’altra cosa anche se l’impegno può essere maggiore.
E la soddisfazione per Enrica è tanta.
Il mio lavoro è bellissimo – afferma – . Vedi sempre il risultato tra il prima e il dopo e sai che concorri a perpetuare un’idea di bellezza.
E così ad una giovane donna che desidera mettersi in proprio consiglia di crederci.
Servono sacrifici ovviamente – ammette – . Non ti regala niente nessuno, ma con il tempo vieni ripagata.



La documentazione del restauro di un antico dipinto allegorico, con la successione delle fasi di pulitura della superficie pittorica e lo stato finale dell’intervento
Prova di pultitura sul viso della Madonna di un’antica statua policroma raffigurante la Deposizione.
Cogliere l’armonia delle differenze
Durante la sua formazione non solo apprende le tecniche del restauro, ma anche l’importanza di sviluppare una visione d’insieme. Non per uniformare, ma per consentire a ciascun elemento di essere visto per ciò che è in relazione agli altri.
Collabora a interventi di rilievo: San Marco a Venezia, San Petronio a Bologna, la Cattedrale di Chartres in Francia. In seguito ritorna in Trentino dove segue numerosi restauri tra cui quelli del Castello del Buonconsiglio – occupandosi anche delle tavole del Dosso Dossi – di Palazzo Lodron, di San Romedio, dell’Eremo di San Lorenzo in Sella, della chiesa di San Leonardo a Tesero, San Vittore e Corona a Tonadico.
Dipinti, affreschi, intonaci antichi, stucchi. Ogni intervento viene affrontato con quelle competenze, professionalità e sensibilità femminili che per Enrica sono importanti. Come anche la continuità che è riuscita a costruire sostenendo le sue collaboratrici.

Particolare di un dipinto seicentesco.
Un impegno che – afferma – ripaga nel tempo, perché anche se si incontrano difficoltà e le sensibilità sono diverse, si riesce a sviluppare la stessa visione e ad andare tutte nella stessa direzione.
Così il lavoro del restauratore si evidenzia, lasciando spazio a ciò che ha contribuito a rendere visibile. E anche l’impegno di Enrica per la parità di genere segue la stessa logica: lavorare affinché ciò che è giusto risulti evidente. E in questa chiarezza trovare finalmente un equilibrio.
La foto dell’header ritrae l’attuale gruppo di lavoro. Da sx: Enrica Vinante, Andrea Nadalini, Federica Gios, Natasha Minute, Marika Nicolussi Moz, Katia Sinapi.
Data di pubblicazione
13/04/2010Condividi
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